
Il padrone
Con l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane, nel 1938, si diffuse, tra gli ebrei, la pratica di intestare a dei prestanome fidati i propri beni, per metterli al riparo da probabili espropri per poi rientrarne in possesso in tempi migliori.
Per questo motivo, Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano ricchi dall’oggi al domani, intestatari dei beni del loro padrone, deportato lontano dall’Italia. Con la fine della guerra e il trascorrere del tempo, proprio mentre si consolida la loro nuova condizione sociale ed economica, il padrone bussa alla porta per reclamare le sue proprietà. Immacolata, interpretata da una intensa e risoluta Nancy Brilli, non intende però rinunciare a quella vita cui, ben presto, si è abituata, innescando così un susseguirsi di colpi di scena verso un finale tanto imprevedibile quanto inaspettato. Il padrone, uno dei testi più avvincenti di Gianni Clementi, qui sapientemente orchestrato da Pierluigi Iorio, mette in risalto il lato oscuro dei personaggi in una commedia noir dai ritmi serrati e coinvolgenti, con la musica a dettare i tempi dell’azione scenica, in una vera e propria ridda di emozioni, che spazia in un ampio spettro che va dal divertimento alla tragedia.
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