
Quadrilatero del silenzio

Giardino Fondazione Luigi Rovati
Dietro il palazzo si apre il giardino, racchiuso da mura su tre lati e privato per oltre un secolo: oggi è aperto gratuitamente alla città. Alle alberature storiche sono state affiancate nuove essenze, oltre venti specie in tutto, che richiamano il disegno paesaggistico di età piermariniana.
È la prima delle stanze verdi del percorso e il modo migliore per capire che cosa siano i giardini nascosti del Quadrilatero.

Palazzo Castiglioni
Usciti dalla Fondazione si prosegue lungo corso Venezia fino a Palazzo Castiglioni, costruito da Giuseppe Sommaruga tra il 1901 e il 1903 e considerato il manifesto del Liberty milanese: bugnato mosso, ferri battuti, cornici vegetali e una facciata che all’epoca fece discutere per le due figure femminili poi rimosse, da cui il soprannome popolare di Ca’ di Ciapp.

Ville e palazzi
Poche centinaia di metri più avanti si entra nel Quadrilatero del Silenzio, il reticolo di strade raccolte intorno a via Serbelloni, via Mozart e via dei Cappuccini. Qui il traffico si dirada, le cancellate lasciano intravedere giardini privati e ogni edificio propone un linguaggio diverso: eclettismo, Liberty, Déco, primo razionalismo.
Villa Invernizzi, in via dei Cappuccini, non è visitabile: dal cancello si osserva il giardino dove vive da decenni una colonia di fenicotteri rosa, uno degli angoli più sorprendenti della città.
Quasi di fronte, Palazzo Berri-Meregalli di Giulio Ulisse Arata unisce elementi medievali, Liberty e orientaleggianti; nell’atrio, mosaici dorati e la Vittoria di Adolfo Wildt.

Casa Galimberti
Dal Quadrilatero si scende verso Porta Venezia, dove il Liberty torna protagonista con Casa Galimberti: le facciate di via Malpighi, realizzate da Giovanni Battista Bossi tra il 1903 e il 1905, sono interamente rivestite di ceramiche figurate — figure femminili e maschili tra motivi floreali — completate da ferri battuti di grande qualità.
Casa Galimberti si osserva dalla strada e a pochi numeri civici, sempre in via Malpighi, si incontra Casa Guazzoni, altra opera di Bossi con decorazioni in cemento e ferro battuto: una deviazione di cinque minuti per chi vuole completare il capitolo Liberty.

Casa Museo Boschi Di Stefano
L’itinerario si chiude alla Casa Museo Boschi Di Stefano, in via Giorgio Jan: l’appartamento, in un edificio progettato da Piero Portaluppi, era la casa dei collezionisti Antonio Boschi e Marieda Di Stefano e conserva una selezione della raccolta donata al Comune di Milano, con i protagonisti dell’arte italiana del Novecento.
Le opere restano appese come in una casa abitata, sopra i mobili e accanto agli oggetti quotidiani. È il modo più intimo per capire come il collezionismo privato abbia costruito parte del patrimonio pubblico milanese, e chiude il cerchio aperto la mattina alla Fondazione Rovati.
Scopri l'itinerario sulla mappa
- 1Fondazione Luigi Rovati
- 2Palazzo Castiglioni
- 3Villa Necchi Campiglio
- 4Villa Invernizzi
- 5Palazzo Berri-Meregalli
- 6Casa Galimberti
- 7Casa Museo Boschi Di Stefano
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