
I miei stupidi intenti
In un mondo dominato da una lotta per la sopravvivenza dura e spietata, una faina intraprende un viaggio verso la conoscenza. Tratta dal romanzo d’esordio di Bernardo Zannoni, vincitore del Premio Campiello, VicoQuartoMazzini porta in scena la favola nera di un animale che ha lo stupido intento di provare a essere più di ciò che è.
Mentre cerca di rubare tre uova di pettirosso, una giovane faina rimane zoppa. Non più utile alla madre, viene venduta al misero prezzo di una gallina e mezza. A comprarla è una vecchia volpe usuraia, che decide di svelarle il suo segreto più grande: un libro sacro, la parola di Dio. Attraverso la rivelazione del linguaggio, la faina scopre la percezione del tempo e i suoi paradossi: l’insidia e la consolazione del ricordo, la liberazione e l’abisso della morte. Il potere della scrittura e della lettura diventa così insieme causa e rimedio, balsamo e ferita, leggerezza e oppressione. Dopo La ferocia – vincitore di quattro Premi Ubu tra cui migliore spettacolo del 2024 – la compagnia VicoQuartoMazzini prosegue la sua esplorazione della letteratura italiana contemporanea, addentrandosi in un mondo popolato da animali che cercano Dio e poi lo rifiutano, che si sognano uomini e infine preferiscono restare bestie.
«E qual è il nostro stupido intento di registi?» si chiedono Michele Altamura e Gabriele Paolocà. «Raccontare storie su un palcoscenico per evocare immaginari più grandi di noi, o tentare di fermare il tempo attraverso l’atto creativo, nella speranza di diventare, a nostra volta, memoria? Sentiamo la responsabilità di portare queste domande sulla scena, per capire se il teatro possa farsi risposta o se, invece, non sia soltanto un altro stupido intento».
Durata dello spettacolo: 1 ora e 40 minuti senza intervallo





















