
Tacet
Una partitura teatrale che esplora il tempo attraverso il silenzio e la precisione dei corpi. Unʼesperienza precisa e radicale, dove il teatro diventa un osservatorio sul presente e un laboratorio di durata, memoria e ascolto. Sei performer, metronomi, linee temporali e strumenti minimi per sondare il tempo e farlo percepire come materia viva.
Lo spettacolo nasce dall’idea che la drammaturgia sia una cartografia temporale, un sestante per un viaggio nelle diverse grane del tempo, una mappa per attraversare secondi e pause che solo il teatro sa concedere. Gli interpreti lavorano con il suono e la voce. La scena diventa un laboratorio dove il silenzio è desiderato, misurato, guardato, esposto, sezionato. «Tempo fa – spiega Jacopo Giacomoni, performer e autore della drammaturgia – ho trovato un libro che cercavo da molti anni. Si chiama Cartografie del tempo ed è una raccolta di mappe che non descrivono lo spazio ma, appunto, il tempo. Si potrebbero chiamare così anche le drammaturgie, che, in fondo, sono mappe per attori e spettatori che servono a esplorare la materia centrale del teatro, che è sempre il tempo».
Tacet è un coro di silenzi che attraversa rituali personali e collettivi – come il minuto di raccoglimento negli stadi, in parlamento, in classe – e si articola secondo una geometria precisa: sei linee che si incontrano, si sovrappongono o procedono parallele, in una sincronicità teatrale di eventi storici e silenzi quotidiani. «Tacet mette alla prova il performer – aggiunge la regista Silvia Costa – è una sperimentazione continua sotto gli occhi degli spettatori, perché richiede una precisione al millesimo di secondo, mentre noi siamo presenze che sfuggono al tempo. In questo sta la forza di Tacet, nella frizione matematica di sei orologi che scandiscono un tempo organico. Sei cuori che battono e tengono il tempo».
Durata dello spettacolo: 1 ora e 10 minuti senza intervallo





















